Ho appena terminato la visione di “FITNA”, il controverso cortometraggio dell’olandese Geert Wilders, che ha suscitato uno scandalo in giro per il mondo, tanto da essere boicottato da intellettuali e politici, nonché censurato dai media di tutto il mondo.Incuriosito da un tale clamore, ho voluto dare un occhiata a questa pellicola, definita da molti come “pornografica”, “fascista” e “blasfema”.
Il filmato, della durata di 16 minuti circa, ripropone i testi di alcune sure coraniche inneggianti alla Jihad e alla distruzione dei nemici dell’Islam, intervallati dalle immagini delle ormai note mattanze di Al Qaeda, dei deliranti proclami filo-hitleriani dell’intellighenzia arabo-iraniana, delle piazze inneggianti a un nuovo Olocausto, nonché dei brillanti esempi di giustizia coranica perpetrati ai danni di omosessuali, ragazzine e infedeli, impiccati decapitati sgozzati o lapidati a seconda della creatività del carnefice. La pellicola si conclude con un richiamo all’attuale scenario olandese, partendo dall’assassinio di Theo Van Gogh e ripercorrendo il lungo arco di fatwa, attentati falliti, silenzi istituzionali ed esili forzati, dei quali hanno fatto le spese tutti coloro che hanno osato scagliarsi contro lo squallore e la malvagità di un’ideologia oscurantista e fascista, che professa il nostro annientamento, che calpesta i diritti e le libertà patrimonio della nostra cultura, e che ambisce a diventare padrona delle nostre città, nonché delle nostre vite.
Il filmato si apre e si chiude provocatoriamente con la famosissima vignetta danese della “Bomba Maometto”, che è valsa al suo autore l’ambitissima fatwa internazionale. Nessun commento, nessun manipolazione delle immagini, nessuna voce fuori campo. Soltanto l’invito a sconfiggere questa ideologia marcia, in nome dell’Occidente e della nostra libertà.
Toni da Crociata? Messaggio imbarazzante?
Di imbarazzante e improponibile ho trovato soltanto le immagini contenute in questo video, il ritratto di un popolo di invasati che si raduna a MILIONI intorno a pazzi deliranti (talvolta capi di stato); che indottrina fin dalla nascita i propri figli a considerare il giudeo un “porco” e una “scimmia”, il cristiano un “cane infedele”; che punisce la conversione al cristianesimo con la morte; che dichiara perfino nelle aule dei nostri tribunali, senza alcun pudore, che un buon musulmano ha il dovere di uccidere i propri figli se innamorati di un infedele.
Queste immagini vanno in onda ogni giorno sulle televisioni di stato, con Topolino che insegna a infanti col pannolone come sgozzare l’infedele e dipinge i kamikaze come dei supereroi della Marvel.
Queste condanne a morte non vengono emanate da tribunali clandestini, ma da organi istituzionali, con il beneplacito della politica e della popolazione.
Nel nostro stesso paese, anche tra le famiglie musulmane meno intransigenti, so per esperienza diretta che avere un fidanzatino non musulmano equivale, in molti casi, a un’esplicita condanna a morte da parte dei propri familiari.
Tutto questo accade davanti ai nostri occhi, spesso nella casa affianco alla nostra; eppure c’è sempre il benpensante di turno che, tirando fuori la storia dell’Islam moderato, ti accusa di fare di tutta l’erba un fascio e si scandalizza quando alzi la voce contro queste intollerabili prevaricazioni.
Io sono un amante dell’Islam moderato, di questa moltitudine silenziosa che nessuno ha mai visto. Lo amo tanto quanto i cavalieri Jedi e gli eroi della mia infanzia. Figure romantiche, strenui difensori della giustizia, paladini dei più deboli, ma, purtroppo, nient’altro che il frutto delle migliori menti artistiche della nostra epoca.
L’islamico moderato non è pura immaginazione, ma non si tratta neppure, come molti sostengono, della maggioranza dell’Islam, o di una parte considerevole di esso. L’islamico moderato è un reietto, costretto a vivere sotto scorta, esiliato dalla propria terra, minacciato e rinnegato dalla propria famiglia e dal proprio popolo. Molto spesso non si tratta neppure di un credente, essendo difficile conciliare la fede in Allah con la civiltà e i valori occidentali.
L’Islam moderato di cui tutti parlano è forse quello che condanna gli attentati di Al Qaeda ma si rifiuta di rinnegarne i propositi e le finalità? Quello che sostiene che uccidere soldati americani sia un dovere sacrosanto, ma che forse i civili andrebbero risparmiati? Quello che odia l’Occidente ma vive grazie ai suoi petrodollari?
Sono anni che nutro la speranza di sentire un musulmano qualunque scusarsi, a nome del suo popolo, per le atrocità commesse a New York, a Londra, a Madrid; affermare pubblicamente “Oggi mi vergogno di essere un musulmano come loro!”.
Ma fino ad ora non ho sentito altro che giustificazioni e accuse o fredde frasi di rito.
“FITNA” non è un capolavoro, non svela niente che non sapessimo già. Ma al pari della migliore Oriana Fallaci (Che Dio la benedica!), parla chiaro, con la rabbia e l’orgoglio di ha deciso di rompere il silenzio, e mostra il vero volto di quell’Islam che, per quanto lo si voglia relegare a minoranza emarginata, gode dell’appoggio di centinaia di milioni di musulmani, nonché del sostegno delle innumerevoli teste di cazzo nostrane che, accecate dall’odio verso Stati Uniti e Israele, non si accorgono di aprire le porte al nemico.
Ci vuole del coraggio a firmare una pellicola del genere, che non frutterà altro che critiche e condanne a morte. Per questo suo atto Geert Wilders e Scarlett Pimpernel (la co-sceneggiatrice), meritano di essere annoverati tra i tanti piccoli eroi del nostro tempo. E speriamo che la loro prossima opera sia un lungometraggio.





